LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA - Tracy Chevalier - 1999

In una Delft del XVII secolo vive la giovane Griet, figlia di uno dei più rinomati decoratori di piastrelle della città, privato degli occhi e del lavoro a causa di un incidente. La famiglia di Griet non è una famiglia ricca e anche per questo la ragazza viene mandata giovanissima a lavorare come domestica in casa del pittore Johaness Vermeer e della moglie Catharina, ricchi abitanti del Quartiere dei Papisti, realtà tanto vicina quanto lontana dalla sedicenne Griet e dal suo mondo.
Il compito della ragazza sarà quello di accudire i numerosi figli della coppia e di occuparsi delle pulizie nell’atelier del pittore.
La ragazza passerà in quella casa la maggior parte dei suoi giorni, potendo tornare dai genitori solo la domenica.
L’accoglienza da parte della famiglia non è certamente delle migliori; i cinque figli sembrano non gradire affatto la sua presenza e non tarderanno a renderle la vita difficile in ogni occasione; Catharina, moglie del pittore, nuovamente incinta, sempre sgarbata e diffidente, è fin da subito gelosa della giovane Griet; Tanneke, domestica di famiglia, le affida fin da subito i compiti più duri, non sopportando l’idea che quella giovane ragazza possa entrare nell’atelier del pittore, luogo da sempre proibito a tutti loro.
Ma sono proprio le ore passate in solitudine nell’atelier a rendere le giornate di Griet meno pesanti. E’ un luogo affascinante, dove niente può essere spostato di un centimetro, ma ogni piccola cosa assume un grande significato.
Gli incontri con il pittore, dapprima rari, cominciano a diventare un abitudine per Griet. Vermeer sembra essere molto soddisfatto del lavoro della ragazza, che riesce a pulire perfettamente rimettendo poi ogni cosa nello stesso identico punto.
Griet è molto colpita dal fascino dell’uomo, il quale fa di lei la propria assistente, ad insaputa della moglie.
La giovane da quel momento non cesserà per un solo istante di ubbidire all’amore per l’arte e alla passione scatenatele da Vermeer, che a sua volta arriverà a provare un sentimento per la ragazza, reazione che la sorprenderà ma che le donerà anche un profondo appagamento.
Ma tutto sta per crollare. Catharina scopre ben presto che il soggetto del nuovo dipinto del marito è proprio la giovane Griet che indossa una splendida perla, appartenente alla moglie del pittore. Griet fugge così dalla casa e dalle sue passioni e accetta la proposta di matrimonio di Pieter, figlio di un macellaio al mercato della carne.
Il romanzo termina descrivendoci Griet dieci anni dopo, non più una ragazzina “a servizio”, ma una donna impegnata nella macelleria di famiglia, sposata e con due figli.
Un giorno si presentano al mercato Tanneke e Maertge, la primogenita dell’artista, e le raccontano tutto quello che è accaduto dopo la sua fuga. Griet viene a conoscenza che la famiglia Vermeer è ormai caduta in rovina e che il padrone è improvvisamente morto. Infine, le annunciano che il pittore, prima di morire, aveva espresso le sue ultime volontà, includendola nel testamento, nel quale veniva sottolineato che gli orecchini di perla, che ella aveva indossato per il quadro, dovevano esserle consegnati.
Senza pensarci, Griet accetta e decide di portarli da un rigattiere per venti golden. Soddisfatta del suo operato, ne rende quindici a suo marito come saldo del debito che la famiglia Vermeer aveva nei suoi confronti e ne conserva altri cinque in un posto segreto, in memoria di quell’esperienza che le aveva per sempre cambiato la vita.


Non c’è niente di peggio che leggere un libro e provare una semplice e costante antipatia per il protagonista, che porta a non apprezzare totalmente l’opera.
Ecco, mi è successo proprio con questo romanzo.
É vero, la storia scivola bene, le descrizioni sono ottime, la scrittura è da professionista, ma Griet mi suscita una sensazione di fastidio per tutta la vicenda.
Apprezzo le persone timide, povere e umili, ma quando queste caratteristiche servono per nascondere ossessioni e tormenti la cosa non mi va giù. Preferisco la semplicità e la chiarezza.
A parte questo il libro è sicuramente scritto molto bene.La vicenda, come spesso accade per le opere della Chevalier, trae spunto da una situazione reale; in questo caso dalla vita di un pittore e dalla realizzazione di uno dei suoi più importanti dipinti, “Ragazza col turbante”. Spesso davanti ad un’opera d’arte mi è capitato di domandarmi che cosa vi fosse dietro. L’idea pertanto la trovo davvero brillante.
Un punto a favore lo assegno sicuramente per le descrizioni ambientali. Pagina dopo pagina ci si trova immersi nell’atmosfera di un’Olanda modello XVII secolo, con i suoi canali, i suoi mercati, gli odori e, soprattutto, con i suoi intensi colori.
Aspetto gradevole è senza dubbio il finale. La "sensatezza" con cui si conclude il romanzo, tipica dell'epoca, risulta assolutamente naturale. Naturale ed inevitabile.

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