martedì 21 febbraio 2012

L' IDIOTA - Fedor Dostoevskij - 1869


Il principe Myskin ritorna in Russia dopo un soggiorno in Svizzera, in una clinica dove si era cercato di guarirlo dall’epilessia. Rimasto privo di mezzi, alla morte di una zia, il principe spera di ricevere in Russia la sua eredità. Durante il viaggio in treno incontra Parfen Rogozin, il figlio squattrinato di un ricco mercante morto di recente, che, come il principe, torna a reclamare la sua eredità, e che, durante il tragitto, racconta di essere innamorato follemente della bella e altrettanto arrogante Nastas’ja Filippovna.
Giunto a Pietroburgo, Myskin si scontra con una società malata e crudele, dove il suo atteggiamento bonario ed innocente è considerato da “idiota”.
Fa visita all’ultima Myskin ancora in vita, Elizaveta Prokof’evna, dove conosce il marito di lei, il generale Epancin, e il suo segretario, Gavrila Ardalionovic. Gavrila mostra al principe il ritratto della sua possibile futura sposa, la stessa Nastas’ja che Rogozin ama.
Scampata da bambina all’incendio della sua proprietà e rimasta orfana, Nastas’ja viene aiutata da un amico del padre, Afanasij Ivanovic Tokij, che la sistema insieme alla sorella in una tenuta a cui l’uomo fa visita ogni estate. Accorgendosi della bellezza di Nastas’ja, ormai sedicenne, Tokij la rende sua amante per i periodi che passa alla tenuta, fino a cinque anni dopo, quando Nastas’ja compare alla sua porta a San Pietroburgo, pretendendo di vivere in città a sua spese. Tokij, ormai cinquantacinquenne, vorrebbe tagliare i fondi a Nastas’ja; decide quindi che è venuto per lei il momento di sposarsi, e propone a Gavrila di prenderla in moglie, con la promessa di 75000 rubli.
Myskin, non appena visto il ritratto della donna, se ne innamora perdutamente; riconosce nel bellissimo volto di lei sofferenza ed infelicità, capisce subito che è una donna compromessa dalla vita, e sente il bisogno di salvarla. Di Myskin invece si innamora Aglaja, la figlia minore del generale.
Il principe chiede in moglie la bella Nastas’ja, per salvarla dai due pretendenti, ma la ragazza, innamoratasi anche lei della bontà d’animo del principe, rifiuta per paura di poter farlo soffrire.
La bella Nastas’ja finisce così per intraprendere una folle e instabile relazione con Rogozin. Nel frattempo il principe Myskin inizierà un rapporto con Aglaja, oscillando tra litigi e amicizia.
Fino a quando, ad una cena con Myskin, Aglaja, Rogozin e Nastas’ja, le due donne iniziano a discutere riguardo al principe e ai suoi sentimenti per Nastas’ja. Quest’ultima sfida Aglaja e chiede al principe quale delle due voglia sposare . Ferita dall’esitazione del principe Aglaja se ne va ; quando il principe fa per seguirla Nastas’ja lo ferma , incredula che la stia respingendo, e sviene. Al suo risveglio Nastas’ja abbraccia il principe e Rogozin se ne va.
Due settimane dopo Myskin e Nastas’ja stanno per sposarsi. Con l’approssimarsi del matrimonio Nastas’ja è sempre più spaventata dall’idea che Rogozin la voglia uccidere. Il giorno delle nozze però Nastas’ja, mentre sta per entrare in chiesa, vede Rogozin, gli corre incontro e gli chiede di portarla via. Rogozin la fa risalire in carrozza e la porta a San Pietroburgo.
Myskin, dopo averli cercati inutilmente per vario tempo, incontra Rogozin che lo invita a casa sua. Qui il principe scopre il cadavere di Nastas’ja, uccisa da Rogozin stesso con un pugnale.
I due passano insieme la notte: il mattino dopo vengono trovati uno, Rogozin, delirante, e l’altro, Myskin, impazzito nuovamente.


Ho cercato un po’ di notizie su internet riguardo questo libro, e, leggendo qua e là, non si può non notare che questo romanzo è considerato da molti un capolavoro assoluto della letteratura. Mi sono sempre ritenuta un po’ “diversa” dagli altri (in senso simpatico!), e anche in questo caso il mio giudizio è assolutamente differente dagli altri. E’ stato per me difficile finire questo romanzo, e non solo perché è molto lungo; l’ho trovato quasi sempre pesante, dispersivo e poco chiaro. Generalmente mi piacciono i libri introspettivi, ed ero convinta che questo romanzo fosse uno di quelli; invece ogni pensiero descritto non arriva mai a un punto fermo. Mi sembra che tutto sia lasciato fin troppo all’immaginazione. Tutti i personaggi sono per me troppo contorti e a volte fanno venire quasi il nervoso.
Dicono che per capire veramente questo romanzo bisognerebbe leggerlo più di una volta. Io preferisco seguire l’impressione della prima lettura e non toccarlo più!
Hermann Hesse afferma che: “dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un’unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui, soli e paralizzati in mezzo allo squallore, volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta”.
Beh, se è così, sono allora quasi felice che il libro non mi sia piaciuto!