giovedì 8 aprile 2010

UN INDOVINO MI DISSE - Tiziano Terzani - 1995


"… La profezia era la scusa. La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare il mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c’è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare…"

Nel 1976 ad Hong Kong un indovino cinese predisse al giornalista italiano Tiziano Terzani che nel 1993 avrebbe rischiato di morire, e gli consigliò di non prendere nessun aereo durante quell'anno. Terzani per lungo tempo quasi dimenticò quella profezia, fino al fatidico 1993, quando quelle parole tornarono alla sua memoria. Il giornalista decise allora di assecondare quel consiglio e intraprendere un viaggio attraverso l'Asia, senza mai volare, ma visitando quei paesi, che aveva già sorvolato svariate volte, in un modo diverso, assaporando a fondo l'interno culturale di molti di essi.
Terzani ci porta così attraverso numerosi stati, come la Birmania, la Cina, il Laos o il Vietnam, soffermandosi più volte sul passaggio da un Oriente tradizionale e personalissimo ad un Oriente sempre più Occidente. Durante il suo viaggio il giornalista farà numerose considerazioni riguardo la storia, la filosofia, la religione e la società di questi paesi. E quasi ad ogni fermata si farà predire il futuro da diversi indovini, a volte pur essendo molto scettico, come per non dimenticare l'inizio di quella fantastica avventura.


Un libro straordinario, un insieme di reportage, romanzo d'avventura, autobiografia e racconto di viaggio.
Ritengo che Tiziano Terzani sia un maestro di scrittura. Leggendo questo libro mi è rimasta dentro una grande voglia di avventura, un gran desiderio di conoscere quei paesi affascinanti che così bene ci descrive.
L'autore riesce a raccontarci molte realtà poco conosciute e spesso molto difficili; si parla di guerra, violenza, prostituzione, mercificazione, ma la realtà è questa e non si può far finta di niente.

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