giovedì 28 gennaio 2021

L'INCONTRO - Michela Murgia - 2012


Maurizio, dieci anni, passa le sue intere vacanze estive dai nonni, a Cabras, una cittadina di novemila anime in provincia di Oristano.
Le giornate passano felici tra nascondini, corse a rotta di collo, scherzi tra amici e storie di fantasmi che durano fino a notte fonda.
Ma durante l’estate del 1986 persino gli eterni racconti degli anziani del paese si mettono da parte per far posto alla notizia che sconvolge l’intera comunità. E’ stata autorizzata la fondazione di una nuova parrocchia. Nuova chiesa, nuovi locali parrocchiali, nuova divisione territoriale e nuove appartenenze di riti e di miti.
Per gli abitanti di Cabras è una rivoluzione improvvisa ed imprevista.
Cominciano complicate questioni relative alla ripartizione dei confini. Nessuno dei due parroci sembra voler cedere. Ma la divisione prende il via e inaspettatamente non tutta la popolazione di Cabras sembra esserne scontenta. Per una volta gli abitanti delle periferie riescono ad immaginare di non essere il margine di qualcos’altro.
Ma un altro fatto ben più importante sconvolge la vita di Maurizio durante quell’estate. I suoi genitori decidono di trasferirsi a Ferrara per poter avere un lavoro meglio retribuito e più sicuro. I nonni insistono per far sì che Maurizio rimanga a vivere con loro, vicino alla scuola e ai suoi amici. E così è. La vita del ragazzo a Cabras non è più scandita solamente dalle spensierate giornate estive, ma ormai è la consuetudine della sua quotidianità.
I pomeriggi con gli amici di sempre, Franco e Giulio, diventano ormai un’abitudine. Fino al giorno in cui Franco smette improvvisamente di presentarsi ai loro incontri. E’ ormai chiaro che l’amico si è definitivamente “schierato” con la parrocchia avversaria, diventando addirittura capo dei nuovi chierichetti.
Il culmine della diatriba tra le due parrocchie arriva il giorno di Pasqua, quando nessuno delle due fazioni vuole rinunciare alla tradizionale processione. Il giorno stesso perciò dagli angoli opposti della città partono due distinte processioni, con a capo dei chierichetti gli ormai ex amici Maurizio e Franco. Ma saranno proprio loro due a distendere gli animi tesi per concludere la processione uno di fianco all’altro , tornando a quel “noi”, che non è solo un pronome, ma la cittadinanza di una patria tacita dove tutto il tempo condiviso si declina così, al presente plurale.



Solo 92 pagine. Ma di certo non un libro semplice. Come sempre il linguaggio di Michela Murgia è molto articolato e a volte complesso.

Ogni pagina, ogni parola mi ha riportato indietro nel tempo, nelle mie estati di bambina, all’aria aperta, con tutte le sensazioni forti che spesso vengono dimenticate.
Ma oltre questo non si va. E’ un libro che risulta un po’ pesante, non riesce a dare quel pathos che ti spinge a sapere come andrà a finire la storia.
Bel racconto ma siamo lontani anni luce dalla Murgia di “Accabadora”.
Peccato.


venerdì 18 dicembre 2020

7-7-2007 - Antonio Manzini - 2016 

Ci troviamo a Roma nel luglio del 2007.

Rocco Schiavone è quello di sempre, scorbutico, ruvido, cinico, schivo e irascibile. Ma sicuramente più felice.
Sua moglie Marina è ancora viva, sebbene abbia appena lasciato casa dopo aver scoperto i “loschi traffici” del marito.
Rocco sta indagando su un brutto affare. Tale Giovanni Ferri, ventenne, studente modello di giurisprudenza, figlio di un noto giornalista, viene trovato brutalmente assassinato in una cava di marmo. Rocco comincia a passare al setaccio la vita del giovane, all’apparenza del tutto ordinaria.
Ma è purtroppo un altro feroce delitto a “regalare” una svolta alle indagini. Un nuovo cadavere, Matteo Livolsi, amico intimo del primo, viene trovato per strada, anch’egli vittima di un violento colpo alla testa, ma stavolta senza alcuna traccia di sangue.
E’ questo elemento (e l’aiuto degli amici di sempre) che porta il vicequestore a trovare la pista giusta.
Una storia di droga. Un proficuo traffico di stupefacenti, gestito da una spietata criminalità organizzata.
Ma questa storia non finirà bene. Il vicequestore subirà un attentato dove lui si salverà. 
A morire sarà invece Marina.
E qui si torna al presente.
Anche Adele, compagna dell’amico Sebastiano, è stata uccisa in un agguato diretto a Schiavone. Le due morti sono collegate.
Ora non resta altro a Rocco e a i suoi amici che farsi giustizia da soli.


Un romanzo/confessione. Manzini dopo i cinque precedenti romanzi, con 7-7-2007 arriva finalmente a spiegare le ragioni del profondo e intimo dolore del vicequestore Rocco Schiavone.

Con un meccanismo complesso, un flashback che ha inizio e fine nel presente, pieno di intrecci e collegamenti, offre la possibilità di dare un filo logico alla vita del protagonista.
Il racconto ci accompagna nel suo passato, nei suoi errori e nei suoi rimpianti.
Ma non solo Schiavone. Tutti i protagonisti si fanno finalmente davvero conoscere. La moglie Marina e soprattutto i suoi inseparabili amici Furio, Brizio e Sebastiano sono raccontati in tutte le sfumature del loro carattere.
Oscillando tra presente e passato, pur conoscendo già l’epilogo verso il quale ci stiamo muovendo, l’effetto finale è ugualmente sconvolgente.
Tutto funziona alla perfezione. Psicologia dei personaggi, ritmo, coerenza nella trama. 
E’ la perfetta chiusura del cerchio.

mercoledì 29 gennaio 2020

A BOCCE FERME - Marco Malvaldi - 2018

Alla lettura del testamento di Alberto Corradi, proprietario dell'azienda farmaceutica Farmesis, avviene un colpo di scena: lo stesso Corradi si autoaccusa dell'omicidio del padre putativo, avvenuto nel lontano 1968.
Ma non è tutto. Al "morto d'annata" se ne aggiunge uno "fresco di giornata".
Che i due omicidi siano connessi? E' probabile: il movente (presumibile), una cospicua eredità con annessa fiorente fabbrica farmaceutica, lo farebbe pensare, ma i casi della vita non sono mai così lineari come ci si aspetterebbe.
Ci penseranno i quattro vecchietti del Bar Lume e l'annesso "barrista", sospettosi per natura  e intriganti per vocazione, a farsi strada nelle difficili indagine.

Si ride, tanto.
Si pensa, si attraversano incroci temporali che toccano il passato, il presente e anche il domani.
Un racconto riuscitissimo. Anche l'impianto del "giallo", attorno al quale ruota tutta la vicenda è robusto, avvincente e ben strutturato.
Piccolissima nota negativa a mio parere: non è dato al lettore di provare a risolvere anch'egli il mistero, in quanto tenuto all'oscuro fino alla fine di particolari fondamentali.
Ma senz'altro un ottimo racconto, ricco di riferimenti politici e culturali degli anni 60/70, che tolgono al romanzo quella "frivolezza" che spesso mi infastidisce.
Consigliato. 

sabato 2 dicembre 2017


LE TRE DEL MATTINO - Gianrico Carofiglio - 2017

Era appena adolescente, Antonio, quando gli è stata diagnosticata la patologia dell'epilessia idiopatica. Dopo un primo consulto in Italia, che lo costringe ad una vita fatta di restrizioni e cautele eccessive, il giovane, con il padre, matematico ed insegnante, e la madre, docente di lettere, ormai separati, decide di recarsi in Francia, a Marsiglia, presso lo studio del dottor Gastaut, un luminare nel settore di questa malattia.
Dalla visita risulta che Antonio può tornare ad avere una vita "quasi normale", può riprendere gran parte di quelle abitudini a cui era stato costretto a rinunciare e la sindrome sembra ormai essere sotto controllo.
Trascorsi tre anni (siamo circa nel 1983), padre e figlio, ormai diciottenne, tornano a Marsiglia per l'ultimo responso: sarà Antonio definitivamente guarito oppure dovrà continuare a sottoporsi alla terapia?
Apparentemente il ragazzo sembra essersi ristabilito. Il medico però decide di sottoporlo ad un ultimo test, la cosiddetta "prova da scatenamento" (oggi vietata e sconsigliata negli ambienti clinici). Padre e figlio saranno obbligati a restare svegli per ben 48 ore consecutive, senza farmaci curativi e supportati soltanto da alcune pillole a contenuto anfetaminico, necessarie a evitare che il sonno sopraggiunga.
Quei due giorni a Marsiglia, che Antonio ci racconta a distanza di anni, ormai divenuto uomo adulto, divengono ricordo affettuoso di un momento cruciale nella vita dei due protagonisti. Una scoperta reciproca, al di fuori degli schemi, dei ruoli e della distanza che la vita quotidiana ha loro imposto; si riscoprono complici, per le strade di una città fascinosa, multirazziale e dai mille volti.


"Le tre del mattino" è un romanzo di formazione concentrato in una manciata di ore, ma è soprattutto un racconto di emozioni e sentimenti, di strani incontri e di personaggi che nella notte marsigliese incrociano il loro destino con quello dei protagonisti.
La scrittura è asciutta, i dialoghi serrati, la trama dolcissima.
Carofiglio instaura un dialogo intimo con il lettore e, attraverso una prosa armoniosa ed equilibrata e uno stile preciso ma che sa cogliere le sfumature, lo coinvolge in una conversazione con se stesso.
E' un romanzo di solitudine e d'amore, un noir di sentimenti che ricerca con delicatezza il sogno di essere compresi, riuscendo a dare ai personaggi un nuovo senso alla loro vita, spingendo ognuno verso un approdo inedito, verso l'ascolto e la scoperta dell'altro.

lunedì 18 febbraio 2013

LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA - Tracy Chevalier - 1999

In una Delft del XVII secolo vive la giovane Griet, figlia di uno dei più rinomati decoratori di piastrelle della città, privato degli occhi e del lavoro a causa di un incidente. La famiglia di Griet non è una famiglia ricca e anche per questo la ragazza viene mandata giovanissima a lavorare come domestica in casa del pittore Johaness Vermeer e della moglie Catharina, ricchi abitanti del Quartiere dei Papisti, realtà tanto vicina quanto lontana dalla sedicenne Griet e dal suo mondo.
Il compito della ragazza sarà quello di accudire i numerosi figli della coppia e di occuparsi delle pulizie nell’atelier del pittore.
La ragazza passerà in quella casa la maggior parte dei suoi giorni, potendo tornare dai genitori solo la domenica.
L’accoglienza da parte della famiglia non è certamente delle migliori; i cinque figli sembrano non gradire affatto la sua presenza e non tarderanno a renderle la vita difficile in ogni occasione; Catharina, moglie del pittore, nuovamente incinta, sempre sgarbata e diffidente, è fin da subito gelosa della giovane Griet; Tanneke, domestica di famiglia, le affida fin da subito i compiti più duri, non sopportando l’idea che quella giovane ragazza possa entrare nell’atelier del pittore, luogo da sempre proibito a tutti loro.
Ma sono proprio le ore passate in solitudine nell’atelier a rendere le giornate di Griet meno pesanti. E’ un luogo affascinante, dove niente può essere spostato di un centimetro, ma ogni piccola cosa assume un grande significato.
Gli incontri con il pittore, dapprima rari, cominciano a diventare un abitudine per Griet. Vermeer sembra essere molto soddisfatto del lavoro della ragazza, che riesce a pulire perfettamente rimettendo poi ogni cosa nello stesso identico punto.
Griet è molto colpita dal fascino dell’uomo, il quale fa di lei la propria assistente, ad insaputa della moglie.
La giovane da quel momento non cesserà per un solo istante di ubbidire all’amore per l’arte e alla passione scatenatele da Vermeer, che a sua volta arriverà a provare un sentimento per la ragazza, reazione che la sorprenderà ma che le donerà anche un profondo appagamento.
Ma tutto sta per crollare. Catharina scopre ben presto che il soggetto del nuovo dipinto del marito è proprio la giovane Griet che indossa una splendida perla, appartenente alla moglie del pittore. Griet fugge così dalla casa e dalle sue passioni e accetta la proposta di matrimonio di Pieter, figlio di un macellaio al mercato della carne.
Il romanzo termina descrivendoci Griet dieci anni dopo, non più una ragazzina “a servizio”, ma una donna impegnata nella macelleria di famiglia, sposata e con due figli.
Un giorno si presentano al mercato Tanneke e Maertge, la primogenita dell’artista, e le raccontano tutto quello che è accaduto dopo la sua fuga. Griet viene a conoscenza che la famiglia Vermeer è ormai caduta in rovina e che il padrone è improvvisamente morto. Infine, le annunciano che il pittore, prima di morire, aveva espresso le sue ultime volontà, includendola nel testamento, nel quale veniva sottolineato che gli orecchini di perla, che ella aveva indossato per il quadro, dovevano esserle consegnati.
Senza pensarci, Griet accetta e decide di portarli da un rigattiere per venti golden. Soddisfatta del suo operato, ne rende quindici a suo marito come saldo del debito che la famiglia Vermeer aveva nei suoi confronti e ne conserva altri cinque in un posto segreto, in memoria di quell’esperienza che le aveva per sempre cambiato la vita.


Non c’è niente di peggio che leggere un libro e provare una semplice e costante antipatia per il protagonista, che porta a non apprezzare totalmente l’opera.
Ecco, mi è successo proprio con questo romanzo.
É vero, la storia scivola bene, le descrizioni sono ottime, la scrittura è da professionista, ma Griet mi suscita una sensazione di fastidio per tutta la vicenda.
Apprezzo le persone timide, povere e umili, ma quando queste caratteristiche servono per nascondere ossessioni e tormenti la cosa non mi va giù. Preferisco la semplicità e la chiarezza.
A parte questo il libro è sicuramente scritto molto bene.La vicenda, come spesso accade per le opere della Chevalier, trae spunto da una situazione reale; in questo caso dalla vita di un pittore e dalla realizzazione di uno dei suoi più importanti dipinti, “Ragazza col turbante”. Spesso davanti ad un’opera d’arte mi è capitato di domandarmi che cosa vi fosse dietro. L’idea pertanto la trovo davvero brillante.
Un punto a favore lo assegno sicuramente per le descrizioni ambientali. Pagina dopo pagina ci si trova immersi nell’atmosfera di un’Olanda modello XVII secolo, con i suoi canali, i suoi mercati, gli odori e, soprattutto, con i suoi intensi colori.
Aspetto gradevole è senza dubbio il finale. La "sensatezza" con cui si conclude il romanzo, tipica dell'epoca, risulta assolutamente naturale. Naturale ed inevitabile.

martedì 30 ottobre 2012

L'OMBRA DEL VENTO - Carlos Ruiz Zafòn - 2001


Una mattina del 1945 il proprietario di un piccolo negozio di libri usati porta il figlio undicenne al Cimitero dei Libri Dimenticati, un luogo dove vengono conservati libri sconosciuti destinati a scomparire. Daniel entra così in contatto con “L’ombra del vento”, romanzo di Julian Carax. Lo legge tutto d’un fiato e ne rimane davvero colpito, tanto da cercare immediatamente altri libri dell’autore. Ma non ne trova. Scopre anzi che tutti i romanzi di Julian sono stati bruciati da un uomo che si fa chiamare Lain Coubert, come uno dei personaggi dello scrittore.
Incuriosito dal mistero Daniel inizia ad indagare sulla vita di Julian, di cui nessuno sembra avere più notizie da molti anni. Riporterà così alla luce storie intricate di famiglie, di amori contrastati, di amicizie tradite. Inizia per Daniel l’enigma da svelare. Carax infatti cela un’esistenza complicata, misteriosa e costellata da forze e personaggi oscuri ed inquietanti.
La ricerca accompagnerà Daniel per molti anni, intrecciando sempre di più la sua esistenza con quella dell’autore.


Ogni volta che finisco un libro mi piace sbirciare qua e là su internet per leggere le opinioni degli altri e confrontarle con le mie. Beh su questo romanzo ho veramente letto di tutto e sono rimasta colpita dalla diversità dei giudizi. Da alcuni il libro è giudicato noioso, lento, pieno di digressioni inutili, di difficile lettura, senza suspance....da altri un autentico capolavoro!
Io sono tra quest’ultimi, tra chi mette “L’ombra del vento” tra i capolavori assoluti e tra i libri che non si dimenticano.
Perfetta caratterizzazione di tutti i personaggi, tale da renderli indimenticabili...quelli “positivi”, Julian, Nuria, Fermin (i dialoghi che lo vedono protagonista sono assolutamente i migliori del libro!), Miquel, Daniel...e quelli “negativi”, Jorge e Ricardo Aldaya, l’ispettore Fumero (uno con un nome così non può che essere cattivissimo!).
Fantastica anche l’ambientazione a Barcellona, spesso piovosa e cupa, come il periodo in cui il romanzo è ambientato. Una Barcellona stretta tra le nefandezze del post-guerra franchista e il suo glorioso retaggio modernista.
In una sorta di doppia spirale temporale le vicende dei due protagonisti corrono parallele per poi intrecciarsi e sovrapporsi repentinamente tanto che a volte ci si può confondere sul destino dei due. Uno degli intenti stilistici principali dell’autore è stato proprio quello di trasformare i personaggi principali e le loro affini vicende in un’unica entità, rappresentando così due facce della stessa medaglia. Daniel la più concreta, pura, sensibile e Julian, la più misteriosa, eterea, romantica.
Lo stile ricercato e sapiente di alcune scene dà un tono nostalgico e pregno di sentimento alla storia.
E’ un romanzo che raccoglie in sè tutto: amore, amicizia, passione, odio, rabbia, paura, terrore. Un romanzo completo. Completo ed elegante.



martedì 21 febbraio 2012

L' IDIOTA - Fedor Dostoevskij - 1869


Il principe Myskin ritorna in Russia dopo un soggiorno in Svizzera, in una clinica dove si era cercato di guarirlo dall’epilessia. Rimasto privo di mezzi, alla morte di una zia, il principe spera di ricevere in Russia la sua eredità. Durante il viaggio in treno incontra Parfen Rogozin, il figlio squattrinato di un ricco mercante morto di recente, che, come il principe, torna a reclamare la sua eredità, e che, durante il tragitto, racconta di essere innamorato follemente della bella e altrettanto arrogante Nastas’ja Filippovna.
Giunto a Pietroburgo, Myskin si scontra con una società malata e crudele, dove il suo atteggiamento bonario ed innocente è considerato da “idiota”.
Fa visita all’ultima Myskin ancora in vita, Elizaveta Prokof’evna, dove conosce il marito di lei, il generale Epancin, e il suo segretario, Gavrila Ardalionovic. Gavrila mostra al principe il ritratto della sua possibile futura sposa, la stessa Nastas’ja che Rogozin ama.
Scampata da bambina all’incendio della sua proprietà e rimasta orfana, Nastas’ja viene aiutata da un amico del padre, Afanasij Ivanovic Tokij, che la sistema insieme alla sorella in una tenuta a cui l’uomo fa visita ogni estate. Accorgendosi della bellezza di Nastas’ja, ormai sedicenne, Tokij la rende sua amante per i periodi che passa alla tenuta, fino a cinque anni dopo, quando Nastas’ja compare alla sua porta a San Pietroburgo, pretendendo di vivere in città a sua spese. Tokij, ormai cinquantacinquenne, vorrebbe tagliare i fondi a Nastas’ja; decide quindi che è venuto per lei il momento di sposarsi, e propone a Gavrila di prenderla in moglie, con la promessa di 75000 rubli.
Myskin, non appena visto il ritratto della donna, se ne innamora perdutamente; riconosce nel bellissimo volto di lei sofferenza ed infelicità, capisce subito che è una donna compromessa dalla vita, e sente il bisogno di salvarla. Di Myskin invece si innamora Aglaja, la figlia minore del generale.
Il principe chiede in moglie la bella Nastas’ja, per salvarla dai due pretendenti, ma la ragazza, innamoratasi anche lei della bontà d’animo del principe, rifiuta per paura di poter farlo soffrire.
La bella Nastas’ja finisce così per intraprendere una folle e instabile relazione con Rogozin. Nel frattempo il principe Myskin inizierà un rapporto con Aglaja, oscillando tra litigi e amicizia.
Fino a quando, ad una cena con Myskin, Aglaja, Rogozin e Nastas’ja, le due donne iniziano a discutere riguardo al principe e ai suoi sentimenti per Nastas’ja. Quest’ultima sfida Aglaja e chiede al principe quale delle due voglia sposare . Ferita dall’esitazione del principe Aglaja se ne va ; quando il principe fa per seguirla Nastas’ja lo ferma , incredula che la stia respingendo, e sviene. Al suo risveglio Nastas’ja abbraccia il principe e Rogozin se ne va.
Due settimane dopo Myskin e Nastas’ja stanno per sposarsi. Con l’approssimarsi del matrimonio Nastas’ja è sempre più spaventata dall’idea che Rogozin la voglia uccidere. Il giorno delle nozze però Nastas’ja, mentre sta per entrare in chiesa, vede Rogozin, gli corre incontro e gli chiede di portarla via. Rogozin la fa risalire in carrozza e la porta a San Pietroburgo.
Myskin, dopo averli cercati inutilmente per vario tempo, incontra Rogozin che lo invita a casa sua. Qui il principe scopre il cadavere di Nastas’ja, uccisa da Rogozin stesso con un pugnale.
I due passano insieme la notte: il mattino dopo vengono trovati uno, Rogozin, delirante, e l’altro, Myskin, impazzito nuovamente.


Ho cercato un po’ di notizie su internet riguardo questo libro, e, leggendo qua e là, non si può non notare che questo romanzo è considerato da molti un capolavoro assoluto della letteratura. Mi sono sempre ritenuta un po’ “diversa” dagli altri (in senso simpatico!), e anche in questo caso il mio giudizio è assolutamente differente dagli altri. E’ stato per me difficile finire questo romanzo, e non solo perché è molto lungo; l’ho trovato quasi sempre pesante, dispersivo e poco chiaro. Generalmente mi piacciono i libri introspettivi, ed ero convinta che questo romanzo fosse uno di quelli; invece ogni pensiero descritto non arriva mai a un punto fermo. Mi sembra che tutto sia lasciato fin troppo all’immaginazione. Tutti i personaggi sono per me troppo contorti e a volte fanno venire quasi il nervoso.
Dicono che per capire veramente questo romanzo bisognerebbe leggerlo più di una volta. Io preferisco seguire l’impressione della prima lettura e non toccarlo più!
Hermann Hesse afferma che: “dobbiamo leggere Dostoevskij quando ci sentiamo a terra, quando abbiamo sofferto sino ai limiti del tollerabile e tutta la vita ci duole come un’unica piaga bruciante e cocente, quando respiriamo la disperazione e siamo morti di mille morti sconsolate. Allora, nel momento in cui, soli e paralizzati in mezzo allo squallore, volgiamo lo sguardo alla vita e non la comprendiamo nella sua splendida, selvaggia crudeltà e non ne vogliamo più sapere, allora, ecco, siamo maturi per la musica di questo terribile e magnifico poeta”.
Beh, se è così, sono allora quasi felice che il libro non mi sia piaciuto!

giovedì 10 novembre 2011

COME UN UCCELLO IN VOLO - Fariba Vafi - 2010


La protagonista, e voce narrante del romanzo, è una giovane donna, madre e casalinga riluttante, alla ricerca della propria identità in un Iran contemporaneo. Le giornate passano mentre la donna si dibatte tra le difficoltà quotidiane del vivere e l'indifferenza del marito. Si sente come "un uccello chiuso in gabbia", mentre cerca dentro di sè il modo per uscire da tutto questo.
Fossilizzata in una condizione d'inerzia alla quale sembra averla condannata il suo passato familiare, prende coscienza di se stessa nel confronto con un marito inquieto, la cui unica risposta alle difficoltà del vivere imposte da un Iran mai citato direttamente, eppur vivido nella sua minuta quotidianità, si cristalizza nel sogno ossessivo dell'emigrazione in Canada.
La morte solitaria del padre nella cantina di famiglia nell'assoluta indifferenza della madre, la sorella cosmopolita senza figli che ha lasciato il paese senza voltarsi indietro, e infine la partenza del marito che la lascia sola ad affrontare enormi difficoltà economiche, scandiscono le sue giornate di rabbia obbligandola ad una nuova presa di consapevolezza.
Al momento del ritorno del marito, non rimane che esplorare quello spazio di libertà interiore a lei sola riservato, scoprendo nelle parole un rifugio migliore dei silenzi nati dalla paura, dalla violenza e dalla sfiducia.


Ecco può sembrare una trama fin troppo semplice, lineare e quasi banale, ma non è per niente così. C'è qualcosa di sorprendente in questo romanzo. Sarà perchè lascia trasparire un'immagine inedita dell'Iran di oggi. In effetti sappiamo così poco della scena letteraria dell'Iran contemporaneo. Oggi Fariba Vafi è una delle scrittrici più note ed apprezzate in Iran; ha pubblicato una raccolta di racconti e quattro romanzi divenuti dei best sellers. Il primo, "Come un uccello in volo", ha avuto un successo fulminante quando è stato pubblicato, nel 2002, e ha ricevuto i premi letterari più prestigiosi del paese.
Lo stile denso e asciutto, misto a una sottile ironia, riflette la reticenza della narratrice, la cui auto-rivelazione avviene grazie alla riscoperta del passato, rimasto intoccato da anni di silenzio e sensi di colpa.
E' un romanzo diverso e straordinario, lontano dai clichès sull'universo femminile mediorentale a cui siamo abituati. L'iran di oggi rivelato in una particolareggiata quotidianità sconosciuta al lettore occidentale.

giovedì 20 ottobre 2011

MALASTAGIONE - Loriano Macchiavelli, Francesco Guccini - 2011


In un bosco di castagni di un paese dell'Appennino tosco-emiliano, Adùmas, un vecchio montanaro, attende la sua preda, come ogni giorno. Ma quel giorno non sarà come tutti gli altri, vedrà una bestia diversa: è un cinghiale che tiene tra le fauci un piede umano!
Il vecchio andrà a raccontare subito in paese quanto ha visto, ma nessuno gli crederà; Adùmas del resto era solito bere sempre un bicchiere di troppo!
Gli crederà invece Marco Gherardini, detto Poiana, giovane ispettore della Forestale, che inizierà da subito le ricerche del cadavere senza un piede.
In paese però nessuno sembra scomparso, tutti rispondono all'appello di Poiana. Il mistero si va pian piano infittendo.
La ricerca del corpo metterà l'ispettore di fronte a una rete intricata di relazioni e affari tra i notabili del luogo: un impresario edile, un ex sindaco che ora possiede un'agenzia immobiliare e un maresciallo dei carabinieri che non brilla certo per intelligenza. Questi si riveleranno i principali sospetti. Così come sospetto è l'incendio che divampa qualche giorno dopo l'avvistamento di Adùmas: un disastro che sembra provocato ad arte per cancellare qualcosa...Ma qualcosa non viene del tutto cancellato; si rivelerà un cadavere bruciato, ma con entrambi i piedi!
All'improvviso sembra che tutti abbiano qualcosa da nascondere: i due fratelli tunisini Haled e Samir, impiegati da Badilone, l'impresario edile, Salvatore e la sua squadra di operai del sud, il medico del paese, un'elfa che vive solitaria con la figlia in alta montagna. Un'umanità varia che si ritrova ogni giorno a mangiare e bere nella trattoria di Benito.
Poiana, con l'aiuto di Francesca, una studentessa di Bologna in fuga dalla città, riuscirà, dopo molte sorprese, a fare chiarezza sull'accaduto e porterà alla luce non poche gelosie e persino uno strano piano regolatore.


Qualcuno diceva che ci sono libri che hanno un profumo tutto loro. Questo è uno di quelli. E' un libro che profuma di bosco dall'inizio alla fine.
E' una storia intricata, ma senza colpi di scena. E' una storia di massacri umani e ambientali. E' un canto alla montagna del nostro appennino.
Trovo bellissimo il particolare dell'origine del nome di Adùmas; suo padre, appassionato dei Tre Moschettieri, lo chiamò come l'autore, un certo A.Dùmas, un punto in più o in meno non fanno molta differenza.
Trovo bellissima e molto adatta anche la scelta della copertina.
Fa piacere, una volta tanto, leggere dei "gialli" italiani e ben scritti. Il fascino della nostra lingua è ineguagliabile e i vocaboli "regionali" uitlizzati in questo caso non mancano di renderla più affascinante.
Chi ha già letto altri libri della coppia Macchiavelli-Guccini dice di essere rimasto un po' deluso da quest'ultima uscita. Io non ne ho letto altri è vero, ma "Malastagione" mi è piaciuto molto; è piacevole da leggere, molto scorrevole e con un finale per niente scontato.
Unica pecca: edito da Mondadori. :)

sabato 23 luglio 2011

ACCABADORA - Michela Murgia - 2010


Nei primi anni '50 del XX secolo a Soreni, un piccolo paesino della Sardegna, dove tutti sanno tutto di tutti facendo finta di non sapere, la piccola Maria Listru, ultima e indesiderata di quattro sorelle orfane, viene adottata da Bonaria Urrai, una vedova benestante. La donna ha preso la bambina con sè, la farà diventare adulta e sua erede. In cambio chiede solo una cosa, che la bambina si prenda cura di lei, quando ne avrà bisogno. Maria è stata da sempre abituata a pensarsi come l'"ultima" in tutti i sensi e per questo non finiscono più di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della nuova madre, che le ha offerto dimora, istruzione e futuro.
Eppure c'è qualcosa di misterioso in questa anziana signora, nei suoi silenzi, nello sguardo timoroso di chi la incontra e nelle improvvise uscite notturne che Maria non riesce a comprendere. Tzia Bonaria infatti nasconde un segreto alla bambina; è colei che dona l'ultimo respiro a chi, in fin di vita, non chiede che di morire. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.
Quando Maria, in seguito alle confidenze dell'amico Andrìa, che una notte aveva sorpreso l'accabadora porre fine alle sofferenze del fratello, scopre l'altra faccia di Tzia Bonaria, sconcertata, decide, dopo un duro confronto, di lasciare il paese per la grande e lontana Torino.
Quando, due anni più tardi, Maria riceve una lettera dalla sorella che le comunica le gravi condizioni di salute di Tzia Bonaria, decide di fare rientro a Soreni e di accudire la donna.
I giorni passano e la vecchia Urrai continua a sopravvivere tra dolori lancinanti sempre più insopportabili. Maria dovrà allora riconsiderare le sue frettolose considerazioni riguardo all'eutanasia. La lezione che Tzia Bonaria aveva impartito alla piccola : "Non dire mai: di quest'acqua io non ne bevo" si era rivelata quanto mai vera e anticipatrice dei futuri eventi.
Ma l'ultimo, naturale, respiro della vecchia Urrai, la salverà da questo estremo gesto, che era ormai pronta a compiere.


Un grazie a papà per avermi regalato questo libro!
Un capolavoro!
Ho letto questo romanzo ormai da più di un anno e non ho dimenticato nemmeno una parola di quelle pagine. E' un libro che ti rimane dentro; anche se lungo "solo" 127 pagine non sembra mancare di nulla. E' un romanzo lineare, finisce così come è incominciato, sembra quasi infantile nella sua incredibile maturità. Eppure tocca temi importanti e "pesanti" quali l'adozione e l'eutanasia.
L'accabadora è una figura chiave della tradizione sarda; è la donna che accompagna gli ultimi istanti dei moribondi, dando loro il colpo finale ed evitandogli una lunga sofferenza. Una vera e propria eutanasia ante litteram. Nella Sardegna degli anni '50 questa era una pratica comune, affidata ad una persona che svolgeva l'incarico come se fosse un mestiere.
Interessante è anche conoscere l'usanza dei "fill'e anima", quei bambini adottati senza alcuna forma di regolamentzione giuridica, e che di fatto venivano allevati dai genitori adottivi, ma senza perdere i contatti con i genitori naturali.
E' un libro sul "confine". Il confine tra vita e morte. Il confine tra le cose che si fanno o non si fanno.
Meritatissimo Premio Campiello 2010.

venerdì 4 giugno 2010

SENZA PERDERE LA TENEREZZA - Paco Ignacio Taibo II - 1996


Il 14 giugno 1928 a Rosario, in Argentina, da Ernesto Guevara Lynch e Celia de la Serna, nasce Ernesto Guevara de la Serna, noto ai più come Che Guevara.
Ernesto crescerà in una famiglia borghese e benestante di origini spagnole, basche ed irlandesi. Fin dalla più tenera età il ragazzo soffrirà di una grave forma d'asma, malattia che lo accompagnerà per tutta la vita. A causa di questa affezione Guevara e famiglia si trasferiranno nel 1932 vicino a Cordoba. Durante l'adolescenza Ernesto si appassionerà alla poesia, diventandone lui stesso autore, e più in generale alla letteratura , divorando velocemente svariati libri, da Jack London a Jules Verne, da Salgari ai saggi di Freud. Studierà dal 1941 nel “Colegio Nacional Dean Funes” e, nel 1948, si iscriverà all'università di Buenos Aires per studiare medicina, dove pochi anni dopo conseguirà la laurea.
Durante gli anni dell'università Ernesto si dedicherà a un lungo viaggio attraverso l'America Latina, insieme ad un suo vecchio amico, Alberto Granado. I due ragazzi, partiti dalla città di Alta Gracia, a cavallo di una motocicletta Norton Model 18 (chiamata “La Poderosa”), visiteranno il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela. (Viaggio raccontato dallo stesso Che nel suo diario “Latinoamericana” da cui, nel 2004, verrà tratto il film “I diari della motocicletta”). E' proprio durante questo avventuroso itinerario che Guevara svilupperà le prime idee di rivoluzione, convinto che solo con essa si sarebbero potute risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche presenti in quei paesi.
Ritornerà successivamente in Argentina solo per laurearsi, ripartendo subito dopo per un nuovo viaggio. Passerà attraverso l'Ecuador, Panama e Costa Rica dove incontrerà numerosi rivoluzionari legati a Fidel Castro. Giunto a La Paz sul treno conoscerà Ricardo Rojo, esule argentino, con il quale comincerà a studiare il processo rivoluzionario che è in corso nel paese.
E' in questi anni che riceverà il soprannome “Che”, dovuto all'uso frequente che faceva di questo tipico intercalare argentino.
Conoscerà una giovane peruviana, Hilda Gadea, che, successivamente diventerà sua moglie e madre di Hilda Beatriz, la sua primogenita.
Il 9 luglio 1955 sarà una data fondamentale nella vita del Che in quanto a Città del Messico incontrerà per la prima volta Fidel Castro. Tra i due uomini nascerà fin da subito una vera e propria intesa politica e umana, tanto che Fidel il giorno successivo proporrà al Che di unirsi a lui e ai suoi nella spedizione per liberare Cuba da Fulgencio Batista.
Il 25 novembre 1956 la nave Granma partirà dal Messico alla volta di Cuba. Dopo un tormentato viaggio, più lungo del previsto, senza cibo né acqua, afflitti dalle malattie, il 2 dicembre gli 82 uomini della Granma sbarcheranno a La Playa de las Coloradas, nella Cuba sudorientale. Avrà così inizio la rivoluzione cubana. Tra i guerriglieri sbarcati sull'isola ci saranno numerosi morti, vittime del combattimento o dei sequestri, ma il Che si rivelerà un abile stratega e un combattente impeccabile. Saranno attaccati numerose volte dai militari di Batista, tanto che la parte della guerriglia sopravvissuta sarà costretta a ritirarsi sulle montagne della Sierra Maestra, per condurre da lì la liberazione dal regime. Nel dicembre 1958 avverrà l'attacco su Santa Clara, la battaglia decisiva della rivoluzione. Batista, dopo essersi accorto che i suoi alti ufficiali stavano stipulando una pace separata con Castro, fuggirà nella Repubblica Dominicana il 1 gennaio 1959.
Dopo aver occupato La Havana gli anni per il Che passeranno attraverso l'incarico di comandante della prigione, le scuole di alfabetizzazione, un divorzio, un nuovo matrimonio con figli, la presidenza della Banca Nazionale di Cuba e infine la nomina a Ministro dell'Industria. In questa posizione diventerà una delle figure politiche più importanti di Cuba. Ricomincerà a viaggiare molto; andrà a New York, a Parigi, in Cina, in Egitto, in Algeria, nel Mali, nel Congo e in Tanzania.. sostenendo sempre di più la sua tendenza filo cinese a discapito di quella filo sovietica di Fidel Castro. E' anche a causa di queste divergenze che il Che, nel 65, deciderà di ritirarsi da ogni incarico pubblico, dal governo, dal partito e dalle forze armate. Rinuncerà anche alla cittadinanza di Cuba concessagli per i suoi meriti nella rivoluzione.
Deciderà quindi di tornare a combattere sul campo, come da sempre amava fare, sentendosi più adatto a quel tipo di compiti. Sostenuto da Fidel partirà quindi alla volta del Congo, in gran segreto. L'operazione cubana nell'ex Congo Belga (più tardi Zaire e attualmente Repubblica Democratica del Congo) sarà finalizzata al sostegno del movimento marxista dei Simba, favorevole a Patrice Lumumba. Il proposito del Che sarà quello di esportare la rivoluzione cubana indottrinando i Simba all'ideologia comunista ed insegnando loro le strategie della guerriglia. Ma le cose andranno diversamente da come il Che si era proposto. L'incompetenza, il settarismo e le lotte intestine delle varie fazioni congolesi saranno le principali ragioni del fallimento della rivolta. Così, dopo appena sette mesi, il Che sarà costretto ad abbandonare il Congo, frustrato, malato e sofferente per l'asma.
Si ritirerà così per alcuni mesi a Praga, non volendo tornare a Cuba, avendo ormai tagliato tutti o quasi i ponti con essa. Da qui, dopo essersi ripreso dalla forte depressione causata dalla sconfitta africana, deciderà di intraprendere la rivoluzione in America Latina.
Così, giunto per pochi giorni a Cuba, sceglierà i suoi 50 uomini e partirà per la Bolivia. Le cose in un primo momento andranno bene, in quanto i guerriglieri riusciranno a conseguire numerosi successi contro l'esercito, ma dopo poco tempo la situazione si complicherà, non essendo facili i contatti con Castro e, cosa molto grave, non riuscendo ad appoggiarsi alla popolazione locale (come invece era stato fatto nella rivoluzione cubana anni prima). Così si ritroveranno sempre più soli e dispersi. Intanto la notizia della presenza del Che in Bolivia si farà sempre più credibile, anche a causa di numerose spie tra gli uomini di Guevara. In pochi mesi i guerriglieri si troveranno senza cibo né acqua, malati e completamente accerchiati dall'esercito boliviano e dagli uomini della CIA. E' così che i primi giorni di ottobre del 67, dopo aver subito numerose perdite, il gruppo del Che verrà localizzato e catturato.
Il 9 ottobre 1967 Che Guevara verrà assassinato da Mario Teràn, un sergente dell'esercito scelto a sorte tra alcuni volontari. Qualcuno dice che Teràn era troppo nervoso, al punto di uscire dalla prigione del Che e dover essere ricondotto dentro a forza. Per altri, il sergente avrebbe avuto bisogno di ubriacarsi, al fine di portare a termine il compito.
Il corpo di Guevara sarà portato a Vallegrande e mostrato alla stampa. Dopo che un medico gli amputerà le mani, l'esercito boliviano farà sparire il corpo, rifiutandosi di rivelare se i resti fossero stati sepolti o cremati.
Il 15 ottobre Fidel riconoscerà pubblicamente la morte di Guevara, vista come un grave fallimento per i movimenti rivoluzionari operanti nell'America Latina e nel resto del Terzo Mondo.


Paco Ignacio Taibo ha realizzato questa documentatissima biografia di Che Guevara con un lavoro durato anni, attingendo a lettere, diari, appunti, articoli, poesie, discorsi, conferenze, interviste, testimonianze e documenti inediti. L'autore è riuscito a mettere insieme tutto questo, trasformandolo in una storia palpitante e obiettiva, tenendo sempre vivo il carattere del protagonista, svelandone le mille sfumature; la tenacia, l'idealismo, l'umiltà, gli attacchi d'asma (leggendo ti sembra di soffrirne a tua volta), le frequenti letture e gli innamoramenti. Lo stesso Taibo, nell'introduzione, spiega che questo non è un libro facile. E ha ragione. 62 capitoli, lungo oltre 710 pagine. Tutta la fase della rivoluzione che portò alla caduta di Batista è raccontata minuziosamente e il racconto risulta a volte molto crudo, ma molto realistico. Tutte le giornate da ministro sono raccontate nei minimi dettagli, trovandosi spesso immedesimati nel senso di frustrazione e ansia del Che. Assolutamente bellissima la descrizione del viaggio del Che e del suo amico in moto attraverso il Sud America. Bellissime e determinanti sono anche le fotografie inserite all'inizio di ogni capitolo, le quali aiutano a seguire anche visivamente il racconto. Ho deciso di leggere questo libro per andare oltre la mera iconografia da maglietta, scoprendo così un ritratto molto dolce e molto più ricco.

giovedì 6 maggio 2010

ZANNA BIANCA - Jack London - 1906


Siamo nel territorio canadese dello Yukon alla fine del XIX secolo. Un gruppo di lupi sta seguendo la slitta di due uomini in mezzo alla foresta. Da due di questi lupi (di cui la femmina per metà è cane) nasceranno cinque cuccioli, dei quali ne sopravviverà solo uno, Zanna Bianca. Il piccolo lupo dopo la morte del padre non riuscirà a restare molto in libertà, poiché lui e la madre verranno catturati da una comitiva di indiani. La vita all'interno del villaggio per Zanna Bianca non sarà facile; verrà separato dalla madre e si troverà costantemente in contrasto con i cani del gruppo, diventando in fretta scontroso e aggressivo. Le cose passeranno di male in peggio quando Zanna Bianca verrà venduto a Smith Bellezza, un uomo sinistro e raccapricciante, che inizierà a torturarlo a sangue per renderlo sempre più feroce e utilizzarlo così come cane da combattimento. Il lupo, ormai diventato estremamente feroce, vincerà ad ogni combattimento fino al giorno in cui dovrà scontrarsi con un bulldog. Durante la lotta il cane avrà la meglio, ma, quando ormai la vita del lupo sembrerà arrivata alla fine, un giovane commerciante californiano lo salverà. Weedon Scott, questo il nome dell'uomo, disgustato dai combattimenti, costringerà Smith Bellezza a vendergli Zanna Bianca, iniziando così la difficile redenzione dell'animale. Zanna Bianca, giunto in California insieme all'uomo, imparerà piano piano la vita di città, adattandosi perfettamente. Il lupo riuscirà perfino a integrarsi con i cani di casa, Collie, una femmina di pastore tedesco, da cui in seguito nasceranno i suoi sei cuccioli, e il levriero Dick. La massima redenzione di Zanna Bianca giungerà quando il lupo riuscirà a salvare il padre di Scott da un pericolosissimo criminale, riuscendo miracolosamente a sopravvivere a sua volta.


Non potevo non parlare di questo libro. Questo E' il libro della mia adolescenza. Mi rivedo ancora sul tetto della casa di montagna (ebbene si, leggevo seduta sui tetti) con in mano questo romanzo, rinchiusa per qualche ora nel mio mondo di fantasia. Per tutto questo, parlando di Zanna Bianca rimanere obiettiva mi risulta molto difficile. Bellissime sono le ambientazioni, bellissime le descrizioni delle corse in slitta. Affascinantissimo è l'uso innovativo della prospettiva di narrazione: quasi tutto il romanzo è raccontato dal punto di vista degli animali (senza però umanizzarli!), descrivendo il modo in cui loro vedono il mondo e gli uomini. Zanna Bianca conosce la parte più brutta degli uomini, quella fatta di crudeltà e sevizie, ma anche l'aspetto buono, fatto di umanità e amore. C'è quindi quello che ritengo l'ingrediente fondamentale di un romanzo per ragazzi: un bel finale, un finale di speranza, un finale che ti fa chiudere il libro con un sorriso.

venerdì 23 aprile 2010

DUE DI DUE - Andrea De Carlo - 1989


Nella quinta ginnasio del Berchet, liceo della “Milano bene”, si incontrano per la prima volta due ragazzi, Guido e Mario. Sono gli anni della contestazione giovanile, delle manifestazioni studentesche, a cui Mario e Guido parteciperanno spesso insieme. I due ragazzi hanno molti ideali in comune, ma sono anche molto diversi: Guido è sfacciato, ribelle e intraprendente, mentre Mario è molto più timido, insicuro e razionale. Nonostante questo l'amicizia tra i due ragazzi è sincera e anche se si perderanno di vista svariate volte nel corso degli anni successivi si ritroveranno sempre. Dopo il liceo (concluso solo da Mario) i due ragazzi si separeranno. Mario, ricevuta una gran somma di denaro in eredità, deciderà di acquistare un casolare semidistrutto, di trasferirsi lì da solo e di cominciare i lavori di ristrutturazione. Questa nuova dimora sarà la casa per lui, la sua compagna Martina e i loro due gemelli, Guido e Chiara.
Guido intanto gira per il mondo come una trottola in compagnia di ragazze sempre diverse, non riuscendo a dare una svolta definitiva alla sua sconclusionata vita.
Finché un giorno Mario e Guido si ritrovano, e quest'ultimo decide di trasferirsi nel casolare dell'amico. Guido si innamorerà di Chiara, la sorella di Martina, la quale lascerà il suo compagno per lui. Il ragazzo cercherà di riempire la sua vita con la scrittura, appoggiato costantemente da Mario, Martina e Chiara. Il suo primo libro si rivelerà un vero successo, ma il secondo non riscuoterà lo stesso risultato e verrà ampiamente criticato. Nel frattempo nascerà suo figlio Giuliano, ma il rapporto con Chiara andrà piano piano logorandosi e i due si separeranno. Guido allora lascerà il casolare e si trasferirà a Roma dove purtroppo diventerà alcolizzato. Non ci sarà l'happy ending; ormai Guido e Mario non saranno mai più due di due.


E' stato difficile scrivere il riassunto di questo libro. E' un romanzo ricco di particolari, di avventure e di personaggi. Non ho voluto raccontare ogni cosa per non svelare tutto a chi ancora deve leggerlo. L'inizio del libro si muove a rilento, è tutto raccontato nei minimi dettagli, tanto che a volte bisogna rileggere qualche frase per non perdere il filo del discorso. Dalla seconda metà del libro il racconto si fa davvero avvincente e non si riescono più a staccare gli occhi dalle pagine.
Guido Laremi è stato considerato da molti come il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi anni e anche per me è così (anche se mi rispecchio molto di più in Mario!): è carismatico, ha un modo particolare di comunicare e a volte di non comunicare.
Quello che appassiona di più è il legame simbiotico e lo scambio emozionale tra i due ragazzi, che sono una fonte inesauribile di riferimento e rinnovamento l'uno per l'altro.
“Due di due” è un romanzo che ci fa capire il valore della sincerità, l'importanza dell'amicizia, nonostante il tempo trascorra e le vite si separino.

lunedì 12 aprile 2010

LA LUNGA VITA DI MARIANNA UCRIA - Dacia Maraini - 1990


Marianna Ucrìa è una bambina sordomuta, nata da una famiglia ricca della Sicilia della prima metà del 1700. Un rapporto speciale la lega al padre, l'unico che secondo lei non la considera inferiore per la sua menomazione. Il motivo del suo sordomutismo risale a quando Marianna aveva 5 anni e fu violentata dallo zio. Solo il padre, lo zio e il fratello più grande conoscono questo segreto. Il padre di Marianna tenta svariate volte di far guarire la figlia, esponendola a scene molto forti e violente, ma i tentativi risultano ogni volta vani. I rapporti col resto della famiglia non sono certo dei più rosei, anche perchè Marianna riesce a interagire con gli altri solo tramite bigliettini.
A tredici anni Marianna viene data in sposa allo zio Pietro, proprio il responsabile della sua malattia. I rapporti tra di loro risultano fin da subito distaccati e freddi. Avranno comunque otto figli. Marianna passerà attraverso molti lutti e sofferenze, esperienze coniugali e matrimoniali, avventure di cuore e non, affinando sempre di più i propri sentimenti e i propri desideri. Fino a quando un giorno Marianna deciderà di fuggire da questa realtà insieme a Fila, la sua serva. Arriverà quindi a Napoli e, successivamente, a Roma, dove si stabilirà, vivendo finalmente più serena e libera dai suoi “doveri” familiari.


Ero partita un po' prevenuta su questo libro. Pensavo fosse un romanzo piuttosto noioso. Devo dire che non è così. La lettura non è faticosa, anche se a volte bisogna fermarsi un po' per decifrare le frasi in dialetto siciliano. Protagonista di questo romanzo è infatti prima di tutto la Sicilia, terra della scrittrice, la Sicilia della grande aristocrazia nel suo pieno fulgore. Sembra una terra perfettamente chiusa e beata, sicura dei suoi privilegi. Ma se la si guarda dal basso non risulta così fantastica. Appare infatti una terra ignorante, crudele e indifferente ai problemi di chi non ha niente, dei servi e dei poveri, ai quali è riservata solo un'esistenza fatta di stenti. L'autrice in un'intervista ha affermato: “vorrei che questo libro comunicasse ai lettori un'idea profonda e sensuale della Sicilia”; per quello che mi riguarda è stato proprio così.

giovedì 8 aprile 2010

UN INDOVINO MI DISSE - Tiziano Terzani - 1995


"… La profezia era la scusa. La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare il mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c’è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare…"

Nel 1976 ad Hong Kong un indovino cinese predisse al giornalista italiano Tiziano Terzani che nel 1993 avrebbe rischiato di morire, e gli consigliò di non prendere nessun aereo durante quell'anno. Terzani per lungo tempo quasi dimenticò quella profezia, fino al fatidico 1993, quando quelle parole tornarono alla sua memoria. Il giornalista decise allora di assecondare quel consiglio e intraprendere un viaggio attraverso l'Asia, senza mai volare, ma visitando quei paesi, che aveva già sorvolato svariate volte, in un modo diverso, assaporando a fondo l'interno culturale di molti di essi.
Terzani ci porta così attraverso numerosi stati, come la Birmania, la Cina, il Laos o il Vietnam, soffermandosi più volte sul passaggio da un Oriente tradizionale e personalissimo ad un Oriente sempre più Occidente. Durante il suo viaggio il giornalista farà numerose considerazioni riguardo la storia, la filosofia, la religione e la società di questi paesi. E quasi ad ogni fermata si farà predire il futuro da diversi indovini, a volte pur essendo molto scettico, come per non dimenticare l'inizio di quella fantastica avventura.


Un libro straordinario, un insieme di reportage, romanzo d'avventura, autobiografia e racconto di viaggio.
Ritengo che Tiziano Terzani sia un maestro di scrittura. Leggendo questo libro mi è rimasta dentro una grande voglia di avventura, un gran desiderio di conoscere quei paesi affascinanti che così bene ci descrive.
L'autore riesce a raccontarci molte realtà poco conosciute e spesso molto difficili; si parla di guerra, violenza, prostituzione, mercificazione, ma la realtà è questa e non si può far finta di niente.

martedì 6 aprile 2010

CENTOMILA PUNTURE DI SPILLO - Rampini, De Benedetti, Daveri - 2008


Ci stiamo avvicinando non troppo lentamente al 2030. Il mondo sta cambiando ad una velocità impressionante. Le previsioni per quell'anno sono chiare; la Cina sarà la più grande potenza mondiale, seguita da Stati Uniti e India.
E l'Italia? Il nostro sembra il paese meno reattivo di tutti. Dal '95 ad oggi abbiamo perso 13 punti di PIL, un'enormità rispetto ad altri grandi paesi europei come la Germania, la Francia, l'Inghilterra e la Spagna. Sembra che il motivo sia legato al fatto che la cultura italiana è priva di una missione credibile e condivisibile a lungo termine. Inoltre il nostro paese è attanagliato ormai da tanti anni da un forte debito pubblico, parecchio difficile da smaltire.
Come ci insegnano gli economisti il mondo dei prossimi anni si baserà sulle 5 grandi M: Men, Money, Multinationals, Maintenance, Morale (Uomini, Denaro, Multinazionali, Cibo e Fiducia). In una prospettiva del genere l'Italia non può rimanere indietro, deve saper risanare quelle risorse che in questi ultimi anni hanno perso valore, come la scuola, la ricerca, il sistema bancario.
Ognuno di noi può far qualcosa per il futuro del “bel paese”. Come piccole “punture di spillo” ogni cittadino può creare investimenti per il proprio e altrui futuro, imparando ad esempio la matematica come gli indiani, insistendo sulla meritocrazia nella scuola, attirando come la California gli immigrati di talento, investendo come la Germania sul business dell' ambiente. Solo così l'Italia riuscirà a tornare grande, in un mondo sempre più concentrato sulla globalizzazione.


Quando ho letto il titolo di questo libro ho pensato che avrebbe dato utili suggerimenti per chi, non appartenendo alle categorie di imprenditori, politici o sindacalisti volesse comunque fare qualcosa di utile per il nostro paese. Avvicinandomi sempre di più al capitolo finale ero ansiosissima di conoscere queste famose “centomila punture di spillo”. Conclusione: sono rimasta molto delusa. Gli autori non prendono, se non pochissimo, in considerazione la fascia dell'italiano medio. De Benedetti e colleghi espongono per numerose pagine quali dovrebbero essere i compiti dei piccoli imprenditori e lasciano solo due righe ad esempio sui doveri degli studenti universitari. Insomma credo che il messaggio del libro sia stato trattato in modo superficiale e troppo sbrigativo.
D'altro canto però ho seguito piacevolmente la parte iniziale, dove gli autori ci descrivono economie e culture molto diverse dalla nostra, ma molto proficue, come quelle della popolosissima Cina, o dell'attivissima India, davvero interessanti, anche per chi non studia (non è il mio caso) o si intende di economia.

giovedì 1 aprile 2010

IL MAGO DEL VENTO - Vauro Senesi - 2008


“Tutto ciò che devi sapere è già dentro di te. Nessuno può insegnartelo perché ti appartiene. Solo che devi scoprire di averlo, accettarlo e imparare ad usarlo. Forse in quest'ultima cosa sì, io posso aiutarti, come la vita stessa nel suo accadere ti aiuta segnalandoti un cammino, il tuo cammino. Ma tu devi cogliere i segnali che ti dà, non dolertene e lamentartene perché altrimenti ti perderai per strada e sarai per sempre infelice, ché quando non si conosce ciò che si ha si desidera continuamente altro e il desiderare acceca lo spirito.”

Ci troviamo a Baghdad, sotto gli incessanti e devastanti bombardamenti della guerra. Un uomo cammina per la città, ma nessun rumore lo circonda, se non qualche suono ovattato che risuona confuso. L'uomo con una mano afferra un bastone lungo e sottile. Appena lo alza centinaia di piccioni si alzano in volo e seguono i movimenti di quel bastone, quasi volendo seguire una musica che nessuno può sentire.
E' da qui che parte il libro. E' questa la storia di Fahim, un giovane uomo che anni prima ha perso l'udito a causa di una grave forma di morbillo. Era poco più di un ragazzo quando scoprì che non avrebbe più sentito rumori o voci. Questa sua deformazione causò gravi problemi a lui e alla sua famiglia. Il padre da quel giorno cominciò a bere molto fino a ubriacarsi quasi tutte le sere, provocando così le ire del fratello maggiore di Fahim, Alì, che decise di abbandonare tutti per andare in guerra.
La famiglia di Fahim era così definitivamente lacerata, ma il ragazzo, grazie all'aiuto di Hasan, un vecchio saggio senza una gamba, scoprì un nuovo modo di vivere. L'anziano insegnò al giovane ad ascoltare e dialogare con la natura, gli mostrò come i piccioni possano seguire i movimenti delle sue mani; un potere che rimarrà al ragazzo per sempre.
Inizierà così una “nuova vita” per Fahim. Passerà gli anni sempre in contatto con la natura e con il suo vecchio amico Hasan, ma senza mai smettere di sperare nel ritorno del fratello Alì dalla guerra.
E anni dopo il caro Alì tornerà, cambiato profondamente nel corpo e nello spirito, ma resterà pochi giorni, temendo una denuncia come disertore.
Ecco allora Fahim partire, sempre alla ricerca del fratello, e sempre seguito dal suo stormo di piccioni.


Personalmente adoro Vauro. Ho sempre apprezzato le sue vignette satiriche, ma in questo caso ho scoperto un personaggio nuovo, sensibile ai drammi della guerra. Lo scrittore ha svolto numerosi reportage in Afghanistan, Palestina, Sudan e Iraq. Ed è proprio in uno di questi viaggi che ha incontrato il personaggio che ha dato vita a queste pagine.
E' un libro intelligente e stimolante, anche se a tratti l'ho trovato un po' ridondante.
Mi è piaciuto molto il modo in cui lo scrittore ha descritto la perdita dell'udito da parte del ragazzino; sembrava di vivere personalmente quella toccante esperienza.
E consiglio questo libro soprattutto per il modo in cui viene raccontato il ritorno dalla guerra di Alì, profondamente segnato da un'esperienza che non può lasciare nulla di positivo.

mercoledì 31 marzo 2010

STRANE CREATURE - Tracy Chevalier - 2009


1800. Lyme Regis, un piccolo paese dell' Inghilterra Meridionale. E' qui che si incontrano per la prima volta Mary Anning ed Elizabeth Philpot. Una ragazzina rozza, povera e intraprendente e un' aristocratica trentenne (a quel tempo già considerata zitella!) londinese.
Apparentemente sembrano molto diverse, eppure una grandissima passione le accomuna, i fossili!
Mary, pur essendo molto giovane, ha capacità straordinarie, in gran parte ereditate dal padre, di ricercare qualunque tipo di reperto, più per racimolare qualche soldo che per vero collezionismo.
Elizabeth, al contrario, ama raccogliere e conservare i suoi fossili, etichettandoli maniacalmente uno per uno, convintissima che essi potranno dimostrare la "precarietà" del nostro mondo, dove anche gli esseri creati da Dio si possono in realtà estinguere per ragioni naturali.
Questa sua convinzione la porterà a scontrarsi con vari personaggi, tra cui il reverendo e numerosi "ricercatori di fossili".
Ma la scoperta da parte di Mary, dapprima del primo esemplare di ittiosauro (lei lo chiamerà a lungo coccodrillo!), un bestione marino, miscuglio tra un delfino e un lucertolone, e, in seguito, del plesiosauro, un enorme rettile di circa 5 metri e dal collo lunghissimo, cambierà notevolmente la vita di entrambe le giovani donne.
Inizierà cosi la faticosa "scalata al successo" di Mary, contro mille ingiustizie e arroganze, spalleggiata sempre e comunque dall'amica Elizabeth (e dalle due sorelle di quest'ultima, zitelle anche loro!).
Si alterneranno numerose vicende, d'amore, d'amicizia e di altre impressionanti scoperte.
Mary ed Elizabeth, pur trovandosi spesso in forte rivalità (accadrà, come sempre, a causa di un uomo!), non si perderanno mai, resteranno una accanto all'altra, legate da una vera e profonda amicizia.

Devo dire che i romanzi storici generalmente non mi hanno mai entusiasmato, ma questo libro mi ha appassionato e coinvolto come raramente negli ultimi anni. Innanzitutto perchè racconta la vera storia di una ragazzina che pochi conoscono, ma che ha reso possibile quella svolta negli studi sull'evoluzione che trovò il suo coronamento con la pubblicazione, anni dopo, dell' "Origine delle specie" di Darwin. E inoltre perchè l'autrice (già famosissima per il romanzo "La ragazza con l'orecchino di perla") è riuscita a ricostruire in un modo particolarmente affascinante questa vicenda storica e sociale (pur avendo aggiunto moltissimi particolari inventati), non facendoci mai perdere di vista il vero senso della vicenda e riuscendo a trascinarci in un mondo di pensieri, luoghi e usi molto lontani da noi, e, per questo, davvero suggestivi.
Infine ho adorato la particolare amicizia tra le due ragazze, grandi alleate in un' epoca intrisa di ottuse convenzioni e di un diffuso maschilismo.

L'INCONTRO - Michela Murgia - 2012 Maurizio, dieci anni, passa le sue intere vacanze estive dai nonni, a Cabras, una cittadina di novemi...