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lunedì 18 febbraio 2013

LA RAGAZZA CON L'ORECCHINO DI PERLA - Tracy Chevalier - 1999

In una Delft del XVII secolo vive la giovane Griet, figlia di uno dei più rinomati decoratori di piastrelle della città, privato degli occhi e del lavoro a causa di un incidente. La famiglia di Griet non è una famiglia ricca e anche per questo la ragazza viene mandata giovanissima a lavorare come domestica in casa del pittore Johaness Vermeer e della moglie Catharina, ricchi abitanti del Quartiere dei Papisti, realtà tanto vicina quanto lontana dalla sedicenne Griet e dal suo mondo.
Il compito della ragazza sarà quello di accudire i numerosi figli della coppia e di occuparsi delle pulizie nell’atelier del pittore.
La ragazza passerà in quella casa la maggior parte dei suoi giorni, potendo tornare dai genitori solo la domenica.
L’accoglienza da parte della famiglia non è certamente delle migliori; i cinque figli sembrano non gradire affatto la sua presenza e non tarderanno a renderle la vita difficile in ogni occasione; Catharina, moglie del pittore, nuovamente incinta, sempre sgarbata e diffidente, è fin da subito gelosa della giovane Griet; Tanneke, domestica di famiglia, le affida fin da subito i compiti più duri, non sopportando l’idea che quella giovane ragazza possa entrare nell’atelier del pittore, luogo da sempre proibito a tutti loro.
Ma sono proprio le ore passate in solitudine nell’atelier a rendere le giornate di Griet meno pesanti. E’ un luogo affascinante, dove niente può essere spostato di un centimetro, ma ogni piccola cosa assume un grande significato.
Gli incontri con il pittore, dapprima rari, cominciano a diventare un abitudine per Griet. Vermeer sembra essere molto soddisfatto del lavoro della ragazza, che riesce a pulire perfettamente rimettendo poi ogni cosa nello stesso identico punto.
Griet è molto colpita dal fascino dell’uomo, il quale fa di lei la propria assistente, ad insaputa della moglie.
La giovane da quel momento non cesserà per un solo istante di ubbidire all’amore per l’arte e alla passione scatenatele da Vermeer, che a sua volta arriverà a provare un sentimento per la ragazza, reazione che la sorprenderà ma che le donerà anche un profondo appagamento.
Ma tutto sta per crollare. Catharina scopre ben presto che il soggetto del nuovo dipinto del marito è proprio la giovane Griet che indossa una splendida perla, appartenente alla moglie del pittore. Griet fugge così dalla casa e dalle sue passioni e accetta la proposta di matrimonio di Pieter, figlio di un macellaio al mercato della carne.
Il romanzo termina descrivendoci Griet dieci anni dopo, non più una ragazzina “a servizio”, ma una donna impegnata nella macelleria di famiglia, sposata e con due figli.
Un giorno si presentano al mercato Tanneke e Maertge, la primogenita dell’artista, e le raccontano tutto quello che è accaduto dopo la sua fuga. Griet viene a conoscenza che la famiglia Vermeer è ormai caduta in rovina e che il padrone è improvvisamente morto. Infine, le annunciano che il pittore, prima di morire, aveva espresso le sue ultime volontà, includendola nel testamento, nel quale veniva sottolineato che gli orecchini di perla, che ella aveva indossato per il quadro, dovevano esserle consegnati.
Senza pensarci, Griet accetta e decide di portarli da un rigattiere per venti golden. Soddisfatta del suo operato, ne rende quindici a suo marito come saldo del debito che la famiglia Vermeer aveva nei suoi confronti e ne conserva altri cinque in un posto segreto, in memoria di quell’esperienza che le aveva per sempre cambiato la vita.


Non c’è niente di peggio che leggere un libro e provare una semplice e costante antipatia per il protagonista, che porta a non apprezzare totalmente l’opera.
Ecco, mi è successo proprio con questo romanzo.
É vero, la storia scivola bene, le descrizioni sono ottime, la scrittura è da professionista, ma Griet mi suscita una sensazione di fastidio per tutta la vicenda.
Apprezzo le persone timide, povere e umili, ma quando queste caratteristiche servono per nascondere ossessioni e tormenti la cosa non mi va giù. Preferisco la semplicità e la chiarezza.
A parte questo il libro è sicuramente scritto molto bene.La vicenda, come spesso accade per le opere della Chevalier, trae spunto da una situazione reale; in questo caso dalla vita di un pittore e dalla realizzazione di uno dei suoi più importanti dipinti, “Ragazza col turbante”. Spesso davanti ad un’opera d’arte mi è capitato di domandarmi che cosa vi fosse dietro. L’idea pertanto la trovo davvero brillante.
Un punto a favore lo assegno sicuramente per le descrizioni ambientali. Pagina dopo pagina ci si trova immersi nell’atmosfera di un’Olanda modello XVII secolo, con i suoi canali, i suoi mercati, gli odori e, soprattutto, con i suoi intensi colori.
Aspetto gradevole è senza dubbio il finale. La "sensatezza" con cui si conclude il romanzo, tipica dell'epoca, risulta assolutamente naturale. Naturale ed inevitabile.

venerdì 4 giugno 2010

SENZA PERDERE LA TENEREZZA - Paco Ignacio Taibo II - 1996


Il 14 giugno 1928 a Rosario, in Argentina, da Ernesto Guevara Lynch e Celia de la Serna, nasce Ernesto Guevara de la Serna, noto ai più come Che Guevara.
Ernesto crescerà in una famiglia borghese e benestante di origini spagnole, basche ed irlandesi. Fin dalla più tenera età il ragazzo soffrirà di una grave forma d'asma, malattia che lo accompagnerà per tutta la vita. A causa di questa affezione Guevara e famiglia si trasferiranno nel 1932 vicino a Cordoba. Durante l'adolescenza Ernesto si appassionerà alla poesia, diventandone lui stesso autore, e più in generale alla letteratura , divorando velocemente svariati libri, da Jack London a Jules Verne, da Salgari ai saggi di Freud. Studierà dal 1941 nel “Colegio Nacional Dean Funes” e, nel 1948, si iscriverà all'università di Buenos Aires per studiare medicina, dove pochi anni dopo conseguirà la laurea.
Durante gli anni dell'università Ernesto si dedicherà a un lungo viaggio attraverso l'America Latina, insieme ad un suo vecchio amico, Alberto Granado. I due ragazzi, partiti dalla città di Alta Gracia, a cavallo di una motocicletta Norton Model 18 (chiamata “La Poderosa”), visiteranno il Cile, il Perù, la Colombia e il Venezuela. (Viaggio raccontato dallo stesso Che nel suo diario “Latinoamericana” da cui, nel 2004, verrà tratto il film “I diari della motocicletta”). E' proprio durante questo avventuroso itinerario che Guevara svilupperà le prime idee di rivoluzione, convinto che solo con essa si sarebbero potute risolvere le disuguaglianze sociali ed economiche presenti in quei paesi.
Ritornerà successivamente in Argentina solo per laurearsi, ripartendo subito dopo per un nuovo viaggio. Passerà attraverso l'Ecuador, Panama e Costa Rica dove incontrerà numerosi rivoluzionari legati a Fidel Castro. Giunto a La Paz sul treno conoscerà Ricardo Rojo, esule argentino, con il quale comincerà a studiare il processo rivoluzionario che è in corso nel paese.
E' in questi anni che riceverà il soprannome “Che”, dovuto all'uso frequente che faceva di questo tipico intercalare argentino.
Conoscerà una giovane peruviana, Hilda Gadea, che, successivamente diventerà sua moglie e madre di Hilda Beatriz, la sua primogenita.
Il 9 luglio 1955 sarà una data fondamentale nella vita del Che in quanto a Città del Messico incontrerà per la prima volta Fidel Castro. Tra i due uomini nascerà fin da subito una vera e propria intesa politica e umana, tanto che Fidel il giorno successivo proporrà al Che di unirsi a lui e ai suoi nella spedizione per liberare Cuba da Fulgencio Batista.
Il 25 novembre 1956 la nave Granma partirà dal Messico alla volta di Cuba. Dopo un tormentato viaggio, più lungo del previsto, senza cibo né acqua, afflitti dalle malattie, il 2 dicembre gli 82 uomini della Granma sbarcheranno a La Playa de las Coloradas, nella Cuba sudorientale. Avrà così inizio la rivoluzione cubana. Tra i guerriglieri sbarcati sull'isola ci saranno numerosi morti, vittime del combattimento o dei sequestri, ma il Che si rivelerà un abile stratega e un combattente impeccabile. Saranno attaccati numerose volte dai militari di Batista, tanto che la parte della guerriglia sopravvissuta sarà costretta a ritirarsi sulle montagne della Sierra Maestra, per condurre da lì la liberazione dal regime. Nel dicembre 1958 avverrà l'attacco su Santa Clara, la battaglia decisiva della rivoluzione. Batista, dopo essersi accorto che i suoi alti ufficiali stavano stipulando una pace separata con Castro, fuggirà nella Repubblica Dominicana il 1 gennaio 1959.
Dopo aver occupato La Havana gli anni per il Che passeranno attraverso l'incarico di comandante della prigione, le scuole di alfabetizzazione, un divorzio, un nuovo matrimonio con figli, la presidenza della Banca Nazionale di Cuba e infine la nomina a Ministro dell'Industria. In questa posizione diventerà una delle figure politiche più importanti di Cuba. Ricomincerà a viaggiare molto; andrà a New York, a Parigi, in Cina, in Egitto, in Algeria, nel Mali, nel Congo e in Tanzania.. sostenendo sempre di più la sua tendenza filo cinese a discapito di quella filo sovietica di Fidel Castro. E' anche a causa di queste divergenze che il Che, nel 65, deciderà di ritirarsi da ogni incarico pubblico, dal governo, dal partito e dalle forze armate. Rinuncerà anche alla cittadinanza di Cuba concessagli per i suoi meriti nella rivoluzione.
Deciderà quindi di tornare a combattere sul campo, come da sempre amava fare, sentendosi più adatto a quel tipo di compiti. Sostenuto da Fidel partirà quindi alla volta del Congo, in gran segreto. L'operazione cubana nell'ex Congo Belga (più tardi Zaire e attualmente Repubblica Democratica del Congo) sarà finalizzata al sostegno del movimento marxista dei Simba, favorevole a Patrice Lumumba. Il proposito del Che sarà quello di esportare la rivoluzione cubana indottrinando i Simba all'ideologia comunista ed insegnando loro le strategie della guerriglia. Ma le cose andranno diversamente da come il Che si era proposto. L'incompetenza, il settarismo e le lotte intestine delle varie fazioni congolesi saranno le principali ragioni del fallimento della rivolta. Così, dopo appena sette mesi, il Che sarà costretto ad abbandonare il Congo, frustrato, malato e sofferente per l'asma.
Si ritirerà così per alcuni mesi a Praga, non volendo tornare a Cuba, avendo ormai tagliato tutti o quasi i ponti con essa. Da qui, dopo essersi ripreso dalla forte depressione causata dalla sconfitta africana, deciderà di intraprendere la rivoluzione in America Latina.
Così, giunto per pochi giorni a Cuba, sceglierà i suoi 50 uomini e partirà per la Bolivia. Le cose in un primo momento andranno bene, in quanto i guerriglieri riusciranno a conseguire numerosi successi contro l'esercito, ma dopo poco tempo la situazione si complicherà, non essendo facili i contatti con Castro e, cosa molto grave, non riuscendo ad appoggiarsi alla popolazione locale (come invece era stato fatto nella rivoluzione cubana anni prima). Così si ritroveranno sempre più soli e dispersi. Intanto la notizia della presenza del Che in Bolivia si farà sempre più credibile, anche a causa di numerose spie tra gli uomini di Guevara. In pochi mesi i guerriglieri si troveranno senza cibo né acqua, malati e completamente accerchiati dall'esercito boliviano e dagli uomini della CIA. E' così che i primi giorni di ottobre del 67, dopo aver subito numerose perdite, il gruppo del Che verrà localizzato e catturato.
Il 9 ottobre 1967 Che Guevara verrà assassinato da Mario Teràn, un sergente dell'esercito scelto a sorte tra alcuni volontari. Qualcuno dice che Teràn era troppo nervoso, al punto di uscire dalla prigione del Che e dover essere ricondotto dentro a forza. Per altri, il sergente avrebbe avuto bisogno di ubriacarsi, al fine di portare a termine il compito.
Il corpo di Guevara sarà portato a Vallegrande e mostrato alla stampa. Dopo che un medico gli amputerà le mani, l'esercito boliviano farà sparire il corpo, rifiutandosi di rivelare se i resti fossero stati sepolti o cremati.
Il 15 ottobre Fidel riconoscerà pubblicamente la morte di Guevara, vista come un grave fallimento per i movimenti rivoluzionari operanti nell'America Latina e nel resto del Terzo Mondo.


Paco Ignacio Taibo ha realizzato questa documentatissima biografia di Che Guevara con un lavoro durato anni, attingendo a lettere, diari, appunti, articoli, poesie, discorsi, conferenze, interviste, testimonianze e documenti inediti. L'autore è riuscito a mettere insieme tutto questo, trasformandolo in una storia palpitante e obiettiva, tenendo sempre vivo il carattere del protagonista, svelandone le mille sfumature; la tenacia, l'idealismo, l'umiltà, gli attacchi d'asma (leggendo ti sembra di soffrirne a tua volta), le frequenti letture e gli innamoramenti. Lo stesso Taibo, nell'introduzione, spiega che questo non è un libro facile. E ha ragione. 62 capitoli, lungo oltre 710 pagine. Tutta la fase della rivoluzione che portò alla caduta di Batista è raccontata minuziosamente e il racconto risulta a volte molto crudo, ma molto realistico. Tutte le giornate da ministro sono raccontate nei minimi dettagli, trovandosi spesso immedesimati nel senso di frustrazione e ansia del Che. Assolutamente bellissima la descrizione del viaggio del Che e del suo amico in moto attraverso il Sud America. Bellissime e determinanti sono anche le fotografie inserite all'inizio di ogni capitolo, le quali aiutano a seguire anche visivamente il racconto. Ho deciso di leggere questo libro per andare oltre la mera iconografia da maglietta, scoprendo così un ritratto molto dolce e molto più ricco.

giovedì 8 aprile 2010

UN INDOVINO MI DISSE - Tiziano Terzani - 1995


"… La profezia era la scusa. La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare il mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c’è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare…"

Nel 1976 ad Hong Kong un indovino cinese predisse al giornalista italiano Tiziano Terzani che nel 1993 avrebbe rischiato di morire, e gli consigliò di non prendere nessun aereo durante quell'anno. Terzani per lungo tempo quasi dimenticò quella profezia, fino al fatidico 1993, quando quelle parole tornarono alla sua memoria. Il giornalista decise allora di assecondare quel consiglio e intraprendere un viaggio attraverso l'Asia, senza mai volare, ma visitando quei paesi, che aveva già sorvolato svariate volte, in un modo diverso, assaporando a fondo l'interno culturale di molti di essi.
Terzani ci porta così attraverso numerosi stati, come la Birmania, la Cina, il Laos o il Vietnam, soffermandosi più volte sul passaggio da un Oriente tradizionale e personalissimo ad un Oriente sempre più Occidente. Durante il suo viaggio il giornalista farà numerose considerazioni riguardo la storia, la filosofia, la religione e la società di questi paesi. E quasi ad ogni fermata si farà predire il futuro da diversi indovini, a volte pur essendo molto scettico, come per non dimenticare l'inizio di quella fantastica avventura.


Un libro straordinario, un insieme di reportage, romanzo d'avventura, autobiografia e racconto di viaggio.
Ritengo che Tiziano Terzani sia un maestro di scrittura. Leggendo questo libro mi è rimasta dentro una grande voglia di avventura, un gran desiderio di conoscere quei paesi affascinanti che così bene ci descrive.
L'autore riesce a raccontarci molte realtà poco conosciute e spesso molto difficili; si parla di guerra, violenza, prostituzione, mercificazione, ma la realtà è questa e non si può far finta di niente.

mercoledì 31 marzo 2010

STRANE CREATURE - Tracy Chevalier - 2009


1800. Lyme Regis, un piccolo paese dell' Inghilterra Meridionale. E' qui che si incontrano per la prima volta Mary Anning ed Elizabeth Philpot. Una ragazzina rozza, povera e intraprendente e un' aristocratica trentenne (a quel tempo già considerata zitella!) londinese.
Apparentemente sembrano molto diverse, eppure una grandissima passione le accomuna, i fossili!
Mary, pur essendo molto giovane, ha capacità straordinarie, in gran parte ereditate dal padre, di ricercare qualunque tipo di reperto, più per racimolare qualche soldo che per vero collezionismo.
Elizabeth, al contrario, ama raccogliere e conservare i suoi fossili, etichettandoli maniacalmente uno per uno, convintissima che essi potranno dimostrare la "precarietà" del nostro mondo, dove anche gli esseri creati da Dio si possono in realtà estinguere per ragioni naturali.
Questa sua convinzione la porterà a scontrarsi con vari personaggi, tra cui il reverendo e numerosi "ricercatori di fossili".
Ma la scoperta da parte di Mary, dapprima del primo esemplare di ittiosauro (lei lo chiamerà a lungo coccodrillo!), un bestione marino, miscuglio tra un delfino e un lucertolone, e, in seguito, del plesiosauro, un enorme rettile di circa 5 metri e dal collo lunghissimo, cambierà notevolmente la vita di entrambe le giovani donne.
Inizierà cosi la faticosa "scalata al successo" di Mary, contro mille ingiustizie e arroganze, spalleggiata sempre e comunque dall'amica Elizabeth (e dalle due sorelle di quest'ultima, zitelle anche loro!).
Si alterneranno numerose vicende, d'amore, d'amicizia e di altre impressionanti scoperte.
Mary ed Elizabeth, pur trovandosi spesso in forte rivalità (accadrà, come sempre, a causa di un uomo!), non si perderanno mai, resteranno una accanto all'altra, legate da una vera e profonda amicizia.

Devo dire che i romanzi storici generalmente non mi hanno mai entusiasmato, ma questo libro mi ha appassionato e coinvolto come raramente negli ultimi anni. Innanzitutto perchè racconta la vera storia di una ragazzina che pochi conoscono, ma che ha reso possibile quella svolta negli studi sull'evoluzione che trovò il suo coronamento con la pubblicazione, anni dopo, dell' "Origine delle specie" di Darwin. E inoltre perchè l'autrice (già famosissima per il romanzo "La ragazza con l'orecchino di perla") è riuscita a ricostruire in un modo particolarmente affascinante questa vicenda storica e sociale (pur avendo aggiunto moltissimi particolari inventati), non facendoci mai perdere di vista il vero senso della vicenda e riuscendo a trascinarci in un mondo di pensieri, luoghi e usi molto lontani da noi, e, per questo, davvero suggestivi.
Infine ho adorato la particolare amicizia tra le due ragazze, grandi alleate in un' epoca intrisa di ottuse convenzioni e di un diffuso maschilismo.

L'INCONTRO - Michela Murgia - 2012 Maurizio, dieci anni, passa le sue intere vacanze estive dai nonni, a Cabras, una cittadina di novemi...